mercoledì, agosto 08, 2007

 

Gli originali, una riflessione di mezza estate di Mak (seconda parte)



[Seconda parte del discorso di Mak rivolto con divertente furia iconografica a smantellare il significato e l'importanza dell'originale (ma l'aveva scritta prima della contro riflessione di Cius, non è una risposta). In realtà ci dice una cosa che forse già sappiamo e sulla quale non si può non essere d'accordo: in molti casi non esiste un originale. Ancor più oggi non esiste se l'opera dell'ingegno è realizzata con mezzi informatici.
Questo vale anche in molti casi di opere artistiche già prima dell'era informatica: quale sarebbe, ad esempio, l'originale di una composizione musicale? Lo spartito? Ovviamente no. Però di fatto tanti si svenerebbero per possedere uno spartito "originale" di Beethoven, con le note scritte da lui. C'è una distorsione di fondo nel ragionamento: l'originale non è l'opera d'arte, non si identifica con l'opera dell'ingegno (con l'eccezione delle arti figurative tipo pittura o scultura). Tanto è vero questo che l'acquirente di un originale non è titolare dei diritti d'autore su di esso. Non certo dei diritti morali (inalienabili, non può alterare l'opera, non può non riconoscerne la paternità, ecc) e nemmeno dei diritti economici o di riproduzione (che invece sono cedibili ma non sono affatto legati alla cessione dell'originale).
Qual è allora il valore dell'originale? Beh, storico innanzitutto, e non è poco. Autobiografico, una autografia tangibile dell'autore. Ma nelle arti figurative, e i fumetti possono rientrare tra queste, c'è di più. C'è l'emozione del contatto visivo con l'opera. Che fai, caro Mak, se un giorno vuoi mettere su una mostra? Porti dei cd, porti i monitor? Il freddo ci ucciderà.
Pictures at an exhibition, "Quadri di un'esibizione", Mussorgsky (o, se volete, la gustosa versione pop degli Emerson, Lake e Palmer negli anni '70), raccontava in musica le sensazioni trasmesse dal girare per una mostra, che sono ben altra cosa dal vedere le opere nel migliore e più lussuoso dei cataloghi. E le esposizioni di tavole di fumetti si fanno ancora, eccome. Certo, ci si può portare la perfetta riproduzione meccanica, bella grande, di un lavoro realizzato con la tavoletta grafica. Ma vuoi mettere con l'emozione di trovarsi a meno di mezzo metro dal becco i colpi di matita e le sfumature di Pazienza, i veri colori di Barks, le incertezze dell'ultimo Schulz, le correzioni di McManus.
Vero è anche che le nuove generazioni di cartoonist, anche quelli che non usano la tavoletta grafica, tendono sempre più a rielaborare parte delle tavole al computer, usano font per il lettering, non più scritto a mano. Inevitabilmente di originali veri non si può più parlare. Stanno sparendo, scompare l'idea. Ma non la loro bellezza.]

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Commenti:
hehehe... vecchio lupo di mare romantico il Max.

E' vero, nelle arti figurative realizzate con le tecniche tradizionali (a parte che il cinema è arte figurativa, credo o no?) l'originale ha un quid in più (a volte in meno... ho visto gli originali di Manara e son pieni di bianchetto e pezzi tagliati/riposizionati col taglierino).

Adesso qualcuno dirà (a proposito di Manara) "E' proprio lì il bello di un originale!".
E allora diciamocelo: gli estimatori dell'originale si dividono in due categorie.
Una (a cui appartengo) che in alcuni casi vuol guardare l'originale perchè è la copia migliore che esista in giro (per un dipinto è così purtroppo... anche se ogni anno che passa quella copia si corrompe un pò, finchè, dopo 2500 anni il 70% dell'originale è composto dalle pennellate dei restauratori).

L'altra (quella di Max&Co. hehehe) che cerca nell'originale il segno della mano divina. Poter cogliere il sangue dell'artista colato su quel pezzo di carta.

Ok, ti seguo su questo ragionamento, ma tu segui me: immagina un pittore che utilizzi una di quelle apparecchiature per operare a distanza (quelle che si usano in chirurgia per operare un tizio a Firenze stando comodamente al Golf Club di Melbourne. Si sta comodi, te l'assicuro).
Come lo sentiresti quell'originale?
In effetti l'artista ha solo usato un pennello più lungo (hem).

Naaa... tu (e i tuoi compari Templari ;-) non provereste il brivido di quando sapete che Herriman ha proprio messo le MANI su quel pezzo di carta.

Hei, ognuno segua il suo cuore eh?
Per me, ripeto fino alla nausea (vostra), l'originale è intangibile, astratto, a volte incatenato dalla fisica in quell'unico pezzo. Ma non è il pezzo.

Concludo: anche tutte ste pippe su quantebbella la carta e l'odore delle chine alla mattina e avete assaggiato mai il blu di prussia? mmm... che buooono...
m'hanno un pò gonfiato i maroni.
Anche a me piace usare sta roba (eccome!) ma son cose, strumenti, mezzi (mi affeziono come un matto a un pennino e gli do un nome! ma non mi affeziono al "pennino" in quanto depositario di chissachè!).
E' un atteggiamento da germanico di fine 800 in vacanza in Italia
"Qvanto zono karaKteriztici k-vegli squgnitzi Napoletanen nei loro ztracci. Non festiteli MAI!"

Ebbasta!

Come disse un grande architetto: la vecchia Vienna una volta era nuova!

(dite: che c'entra? E no, c'entra c'entra. E' una metafora sul vetusto edificio dei (pseudo)valori artistici che ancora si erge superbo e minaccioso. Che GUAI a toccarlo! E' bello così proprio perchè è vetusto, si sà, una cosa più è antica più ha valore).

Con rispetto (e affetto) infiniti, Mak
 
Magari pubblica una foto della tavoletta grafica o del pc usato per produrre l'originale (come lo spartito di Beethoven).
Comunque bel lavoro, come al solito :)
 
Che meraviglia l'ultima immagine della mano del "creatore", arcinota a tutto il mondo grazie alle copie, al cui dito hai fatto toccare quel "salva immagine con nome"- una dicitura - questa - che mi ha sempre dato di preghiera...
 
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