mercoledì, gennaio 17, 2018

 

Deep Dark Fears di Fran Krause per i lettori italiani


Deep Dark Fears di Fran Krause per i lettori italiani

Mia mamma mi diceva che Babbo Natale mi osservava sempre,
per vedere se mi comportavo da brava bambina o cattiva.
Dalla Festa del Ringraziamento fino a Capodanno,
mi facevo la doccia con addosso i vestiti   



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martedì, gennaio 16, 2018

 

Tinoshi di Giorgio Tino


Tinoshi di Giorgio Tino

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domenica, gennaio 14, 2018

 

35MQ di Stefano Frassetto



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sabato, gennaio 13, 2018

 

Singloids dei Persichetti Bros


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mercoledì, gennaio 10, 2018

 

Deep Dark Fears di Fran Krause per i lettori italiani



deepdarkfears.com

Ogni volta che tocco un nuovo interruttore della luce,
e niente succede,
mi preoccupo se sto spegnendo qualcosa di giusto,
o accendendo qualcosa di sbagliato 



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martedì, gennaio 09, 2018

 

Tinoshi di Giorgio Tino



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domenica, gennaio 07, 2018

 

35MQ di Stefano Frassetto



35MQ di Stefano Frassetto

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giovedì, gennaio 04, 2018

 

Il ritorno della zitella che parlava alle papere


Inkspinster "Confessioni di una zitella"

A distanza di ormai nove anni dalla precedente raccolta, arriva un nuovo libro con le strisce di Inkspinster, pubblicato da Comma 22. Molto atteso dagli appassionati cultori della zitella d’inchiostro. E di inchiostro nero ce n’è ancora tanto per disegnare e raccontare scemenze, cattiverie, papere e volpi ma quel che colpisce di più, a un primo impatto, è l’esplosione di colori. Un technicolor da arcobaleno pastellato che potrebbe essere uno choc per chi confrontasse questa con la precedente raccolta pubblicata dalla Grrrzetic nel 2008. Esaurita nel giro di pochi mesi e mai ristampata: così si fa con gli autori di culto, li si lascia a sventolare in campagna, che in questo modo non si montano la testa e rimangono più creativi, e peggio per chi non si è procurato il libro. Ma dicevamo del colore. L’evoluzione è stata progressiva, in realtà diventata familiare a chi ha seguito in questi anni Inkspinster  sul web.  Deco ha preso sempre più confidenza con la tavolozza. Ora si diverte ad usarla per narrare così come aveva sempre fatto manipolando il lettering per dare tutte le intonazioni immaginabili ai dialoghi e al racconto della voce fuori campo . In questa piccola arte delle comic strip, dove te la giochi in pochi quadretti, tutto serve, specie se hai molta voglia di dire.

Agli appassionati Inkspinsterologi , interessati all’evoluzione dei quadretti infiocchettati  da Deco, abbiamo riservato una chicca in fondo alla presentazione. Una striscia storica della primissima raccolta di Inkspinster del 2003 (diffusa con riti esoterici da una casa editrice che si chiamava Lilliput e stampava “on demand”, su richiesta, ovviamente introvabile e rarissima, ma vogliamo tornare ancora sull’argomento? Facciamo da bravi). La striscia ritorna in una versione radicalmente rivista nella raccolta appena uscita. Il confronto dice tutto, più di mille parole, su un autrice che aveva uno stile inconfondibile sin dall’inizio e pure continua a evolversi.

Ora però dobbiamo raccontare un poco Inkspinster per quei milioni di sciagurati lettori di fumetti che ancora non sanno niente della striscia (e del  talento) numero uno nelle comic strip italiane.

Visionaria, ironica, fuori moda, poetica, naïf, cattivissima e tenera. Inkspinster è tutta questa roba assieme, lascia un assortimento di retrogusti. La piccola alter ego di Deco è fondamentalmente una disadattata in un mondo tanto più grande, complesso, incasinato e in apparenza molto cazzuto. O almeno, molto più di lei. Per questo Deco la disegna sempre piccolina, com’era piccolo il Paperino di Al Taliaferro di fronte a un universo incombente e sovrastante. Leggete la storiellina iniziale dove si racconta il suo viaggio a Lucca Comics per ritirare un premio nella categoria “ Disegni che li potevate fare anche meglio ma per questa volta passi”. C’è dentro tutta la filosofia carica di autoironia della striscia.

Inkspinster è adorata dagli addetti al culto perché è un’eroina sfigata capace di far ridere di se stessa, discendente degli altri campioni storici della goffaggine  nel mondo dei comics, da Donald Duck a Charlie Brown. Lei, come racconta in un’altra tavola Madame Inkcasinologa (una presunta esperta, sosia del personaggio, che spiega le cose del mondo) è un opossum nell’affrontare i problemi della vita. Gli altri sono leoni, lupi, aquile, lei si finge morta.

Dentro Inkspinster c’è anche l’amore per la campagna dove vive l’autrice che regala  voce e scena  a papere dispettose, inopportune e pettegole, volpi attonite, gatti sardonici, galline dai facili innamoramenti, coniglietti, uccellini e altro bestiario. C’è il resto del mondo, quello dei vip e delle mode, da questa prospettiva raccontato e sbeffeggiato. Senza pudore:  si sprecano le telefonate con domande squinternate a George Clooney o Brad Pitt. Che a Inkspinster rispondono subito ma se ci provate voi manco il numero trovate.

 Ci sono gli uomini, che, ça va sans dire, sono un’ossessione per le zitelle. O meglio, l’uomo, l’unico amore, irraggiungibile soprattutto perché non vuole farsi raggiungere da una sciamannata come Inkspinster , un hard rocker terrificante ispirato a Marilyn Manson. Di giorno lavora in una falegnameria che si chiama, ma guarda il caso, Marilyn Mensola. Da un decennio ha preso il ruolo di insano oggetto del desiderio al posto di Pasticcino, un ingessato poliziotto narcisista con un cappello da nazista (e anche questo vi dice molto). Ma temiamo anche il dottor Muffa sarà destinato a sparire, perché la donna è mobile e la zitella ancor più. Tutto questo chiarisce molto a voi single dilettanti e lagnose.  La vera zitella doc aspira a un uomo marcissimo, lontano mille miglia da sé, perché tale vuol rimanere e perché altrimenti non c’è gusto a piangere. Fine della lezione di psicologia, andiamo avanti.

Ci sono gli amici, in realtà poco più che delle spalle umoristiche, sponde talvolta necessarie per l’esuberante protagonismo di Inkspinster. Che recita cento parti, fa la voce narrante o interpreta esilaranti ruoli da esperta. Non è una striscia di personaggi, né la zitella è molto socievole. Le sue amiche, come racconta, sono solo quelle che riesce ad ascoltare per più di cinque minuti senza desiderare di colpirle forte in fronte con un badile.  Vi abbiamo detto che è un tipetto difficile? Beh, ve lo diciamo adesso.



C’è infine il disegno dal tratto personalissimo e inconfondibile, non assomiglia davvero a nient’altro di conosciuto. Negli anni qualcosa è arrivato anche dalla esperienza  dell’autrice nelle illustrazioni sognanti e ironiche: lo si può notare, ad esempio, nel rimodellamento surreale delle figure dei  personaggi (se per disgraziata ipotesi ignorate l’attività di illustratrice della Decontardi, guardate il portfolio sul suo sito e rifatevi gli occhi). C’è la passione per certi disegnatori della vecchia scuola inglese, per il Tim Burton fiabesco e gotico, per i cartoni russi e cecoslovacchi. Tutta roba di cui Deco si è nutrita e che ritorna qua e la nelle vignette. C’è la predilezione per un mondo di cose antiche ed eleganti , merletti e legno, pennini e calligrafie, carte e parati, che non è scomparso del tutto. Le tavole sono stracariche di  particolari, Inkspinster non è certo una striscia minimalista, ci si sofferma tanto a osservare e ridere sui dettagli. Eppure, ed è una bella impresa, il risultato è oggi una nitidezza leggibile anche con le miniaturizzazioni richieste  dalla diffusione sul web o su supporti come i cellulari.

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Bene, siamo arrivati alle istruzioni per l’uso.

Se volete sapere di più su Deco consigliamo un solo link su tutti: l’intervista realizzata da Sauro Ciantini su Balloons  qualche anno fa ma del tutto attuale. Il papà del piccolo papero Palmiro ( anche lui gran talento dopo l’epopea di Comix lasciato a sventolare sulle colline del Mugello, tanto per rimanere in tema di disegnatori negletti) le pone le domande giuste e un po’ riesce a tirare fuori l’anima e la storia di Deco. Non ci troverete riferimenti agli spunti reali di vita dai quali nascono le strisce, brutti figli di portinai curiosi, ma davvero molto sull’autrice. Clic sul link, non vi deluderà.

Se volete procurarvi il libro appena pubblicato dalla Comma 22 dovete darvi un po’ da fare perché al momento la distribuzione, dopo la presentazione a Lucca Comics, ha incontrato qualche difficoltà e insomma non lo trovate proprio sotto casa. Ma siamo certi che appena partirà il passaparola la situazione migliorerà. Una buona strada è ordinarlo su Amazon .  Spesso le copie sono date per esaurite ma il riassortimento è veloce, potete fare l’ordine anche se non viene dato come disponibile .  Oppure su questa pagina di Comma 22 su Fumetto Online
Altrimenti lo potete chiedere o prenotare  in qualunque libreria o fumetteria dando i riferimenti che trovate qua sotto. Non urlate il sotto titolo “confessioni di una zitella” per non turbare gli altri clienti che potrebbero scambiarvi per frequentatori della letteratura da mezze centinaia di sfumature. Bella sfida quel sottotitolo :-)



Editore: Comma 22 ISBN-10: 8865031204 ISBN-13: 978-8865031209


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E ora le due tavole promesse agli inkspinsterologi. È una striscina intrisa di malinconica ironia rivisitata dopo 14 anni. Niente parole in più come detto, le due tavole raccontano tutto. Vi dico solo che anche la prima antica è ancora molto bella.
E adesso, se potete, scatenate il passaparola, che non abbiamo voglia di aspettare altri dieci anni per rivedere su carta la zitella che parlava alle papere.



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mercoledì, gennaio 03, 2018

 

Deep Dark Fears di Fran Krause per i lettori italiani


Deep Dark Fears di Fran Krause per i lettori italiani

Sin da quando ero piccolo non mi sono mai piaciuti i costumi delle mascotte.
Mio papà mi portò a una partita di calcio,
e mi raccontò che erano vuoti dentro,
finché non catturavano un bambino.

 deepdarkfears.com


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martedì, gennaio 02, 2018

 

Tinoshi di Giorgio Tino


Tinoshi di Giorgio Tino

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domenica, dicembre 31, 2017

 

35MQ di Stefano Frassetto



35MQ di Stefano Frassetto

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sabato, dicembre 30, 2017

 

Singloids dei Persichetti Bros


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mercoledì, dicembre 27, 2017

 

Deep Dark Fears di Fran Krause per i lettori italiani


Deep Dark Fears di Fran Krause per i lettori italiani

Anche se appaio molto diverso rispetto a quando ero un adolescente,
mi sembra ancora che la gente possa vedere dentro di me il ragazzino goffo delle scuole medie


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martedì, dicembre 26, 2017

 

Tinoshi di Giorgio Tino


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domenica, dicembre 24, 2017

 

35MQ di Stefano Frassetto


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sabato, dicembre 23, 2017

 

Singloids dei Persichetti Bros


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mercoledì, dicembre 20, 2017

 

Deep Dark Fears di Fran Krause per i lettori italiani


Deep Dark Fears di Fran Krause per i lettori italiani

Ogni volta che vado sull'ottovolante,
mi lego sempre i capelli dietro.
Non voglio che finiscano catturati da non so cosa.
Potrei perdere la mia testa. 


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martedì, dicembre 19, 2017

 

Tinoshi di Giorgio Tino


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domenica, dicembre 17, 2017

 

35MQ di Stefano Frassetto



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sabato, dicembre 16, 2017

 

Singloids dei Persichetti Bros


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venerdì, dicembre 15, 2017

 

Il fumettaro di Enzo Scarton



Il fumettaro di Enzo Scarton

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giovedì, dicembre 14, 2017

 

Inkspinster di Deco


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mercoledì, dicembre 13, 2017

 

Deep Dark Fears di Fran Krause per i lettori italiani


Deep Dark Fears di Fran Krause per i lettori italiani

Un tempo pensavo che l'unica ragione per cui dormivamo di notte era
che così non ci avrebbe preso paura quando la terra girava


deepdarkfears.com


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martedì, dicembre 12, 2017

 

La mostra di originali "I Postorici" di Luciano Bottaro




QUESTA NON È UNA POSTFAZIONE
di Giovanni Nahmias

Negli ultimi anni è sempre più frequente trovare mostre di tavole originali a fumetti ospitate da musei. Un contesto molto importante: da un lato si contribuisce a promuovere nei visitatori la cultura del fumetto come arte, dall’altro si riconosce (finalmente) ai cartoonist lo statuto di artisti.
Luciano Bottaro è stato un grande artista, inventore di storie memorabili per personaggi celebri, ma soprattutto di nuovi personaggi che abitano i suoi colorati mondi di fantasia.
Una caratteristica dei grandi autori è che ogni loro creazione possiede sempre la stessa caratura artistica.
È il caso dei Postorici, che forse possiamo considerare nella vasta produzione di Bottaro un lavoro minore, per quantità e diffusione.
In realtà a ben guardarlo è un fumetto compiuto, nella concezione e nell’esecuzione, un fumetto con un grande potenziale creativo (perfetto ad esempio per una versione animata che è stata anche progettata).
Ma la storia dei personaggi a fumetti è pirandellianamente come quelle delle persone reali: fatta di momenti giusti e momenti sbagliati, condizionata dal maggior o minor tempo a disposizione per crescere (soprattutto nel caso di un autore che ha tanti altri personaggi a cui pensare), per cui si ha la sensazione che i Postorici non ci abbiano raccontato tutte le loro possibili storie.
Sono sicuro che Bottaro li ha inventati e disegnati perché lui per primo si divertiva un sacco.
Anche per questo i Postorici li sento particolarmente vicini al loro papà (e difatti proprio a loro Bottaro nel 2001 ha dedicato il numero unico dell’almanacco di fumetti comici Post): in quanto frutto solare e divertente di un mugugno ligure cosmico sul senso della storia, sull’umanità destinata a sbagliare e a ricominciare (per sbagliare di nuovo?).
Narrativamente offrono molti spunti importanti: geniale l’invenzione di uomini preistorici che fanno gli archeologi, come geniale l’idea che un dopo-bomba abbia popolato la terra di animali fantastici e colorati (irrinunciabili per Bottaro) o che ognuno parli con un proprio difetto (?) di pronuncia.
Come se anche gli umani fossero esemplari unici di una loro razza.
Infine una nota di forma, i disegni di Bottaro hanno una caratteristica tipica dei grandi maestri, ben evidenziata dalla selezione in mostra e in catalogo: sono senza tempo!
Anzi sono sempre moderni, con la loro linea chiara, con i loro colori pastello accesi. In questo i Postorici sono esemplari: freschi, puliti, sempre contemporanei.
Una mostra di tavole e illustrazioni dei Postorici allestita in un museo archeologico è un felice corto circuito e rappresenta il connubio perfetto tra arte, storia e ironia.
Un piccolo suggerimento per indirizzare l’umanità nella giusta direzione, cosicché dei futuri postorici non abbiano ad esistere mai.

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Tinoshi di Giorgio Tino


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sabato, dicembre 09, 2017

 

Singloids dei Persichetti Bros


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giovedì, dicembre 07, 2017

 

Inkspinster di Deco


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mercoledì, dicembre 06, 2017

 

Deep Dark Fears di Fran Krause per i lettori italiani


Deep Dark Fears di Fran Krause per i lettori italiani

Dormivo sempre con la schiena rivolta verso il muro,
finché non appresi che i fantasmi possono attraversare le pareti.
Mi tenevo lontana dai muri, loro venivano fuori attraverso il pavimento.
Possono anche passare dai libri di fumetti e dagli schermi digitali. 



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martedì, dicembre 05, 2017

 

Tinoshi di Giorgio Tino


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domenica, dicembre 03, 2017

 

35MQ di Stefano Frassetto


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sabato, dicembre 02, 2017

 

Singloids dei Persichetti Bros


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giovedì, novembre 30, 2017

 

Inkspinster di Deco


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mercoledì, novembre 29, 2017

 

Deep Dark Fears di Fran Krause per i lettori italiani


Deep Dark Fears di Fran Krause per i lettori italiani


Qualche volta vedo un piccolo oggetto,
e mi sembra che sia il bullone che tiene insieme l'intero universo,
e che se solo lo toccassi un pochino,


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martedì, novembre 28, 2017

 

Tinoshi di Giorgio Tino


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domenica, novembre 26, 2017

 

35MQ di Stefano Frassetto


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sabato, novembre 25, 2017

 

Singloids dei Persichetti Bros


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giovedì, novembre 23, 2017

 

Inkspinster di Deco


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mercoledì, novembre 22, 2017

 

Deep Dark Fears di Fran Krause per i lettori italiani


Deep Dark Fears di Fran Krause per i lettori italiani

Quando ero piccolo mia mamma mi raccontava
che se avessi giocato con il mio ombelico,
sarebbero uscite fuori tutte le mie budella e io
avrei dovuto portarle in giro per il resto della mia vita
dentro un cesto per la biancheria 


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martedì, novembre 21, 2017

 

Tinoshi di Giorgio Tino


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domenica, novembre 19, 2017

 

35MQ di Stefano Frassetto


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sabato, novembre 18, 2017

 

Singloids dei Persichetti Bros


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venerdì, novembre 17, 2017

 

Deep Dark Fears di Fran Krause per i lettori italiani


Deep Dark Fears di Fran Krause per i lettori italiani

Alle elementari avevo amici meravigliosi.
Mi dimostravano sempre amore e sostegno.
Non potevo mai togliermi di dosso la sensazione che non ero davvero divertente,
e che i miei genitori li pagassero per il loro tempo


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giovedì, novembre 16, 2017

 

Inkspinster di Deco


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martedì, novembre 14, 2017

 

Tinoshi, il filo nipponico che ama le comic strip


Prima o poi doveva capitare su Balloons. Un nerd filo nipponico che ama le strisce e osa pure disegnarle. Tinoshi, alias Giorgio Tino, trentaseienne, piemontese per nascita e studi  ma vagabondo per vocazione e per lavoro. Dopo la laurea in ingegneria informatica ha vissuto per diversi anni negli USA campando come programmatore di videogiochi, la professione che tutti i genitori sognano per i propri figli quando li osservano giocare davanti allo schermo nelle loro stanzette sino all’alba. Aggiungeteci che è anche un ex chitarrista metal fallito e avete il quadretto del bravo figliuolo.  In realtà Giorgio è un bravo ex ragazzo, lavora di giorno e disegna di notte, gli piace il calcio, sogna il cappuccino perfetto e adora i chinotti. Unica vera fissa quella per il Giappone:  idolatra qualsiasi cosa provenga dal paese del Sol Levante, cibo, robot, video, ha persino tentato di imparare la lingua. Una passione antica, tanto che da vent’anni tutti lo chiamano Tinoshi e nessuno si ricorda come è cominciato.
Dopo aver provato a infestare il web con le sue strisce è poi arrivato anche il momento della raccolta su carta. Perché, sì, puoi essere tecnologico - internet e il web son tanto belli - ma quello che ti commuove davvero, che ti fa colare la lacrima e ti scalda il cuore, è l’antico, solido, profumato di inchiostro e cellulosa, libricino che puoi rigirarti tra le mani. “Tinoshi - Andrà tutto bene (e altre bugie)" pubblicato con la Manfont.


Tinoshi



Qualcosa sulla sua striscia e sulla passione per le comic strip ce la facciamo però raccontare direttamente dall’autore.

Signor Giorgio Tinoshi, da cosa nasce quel modo disegnare i personaggi così arzigogolato? In genere la maggior parte dei cartoonist da comic strip si tengono più su figure tondeggianti, stile papà Schulz. Tu invece rischi quello tratto particolare che ci ricorda un po’ Ellekappa.

Lo stile dei miei personaggi ha radici nei manga, soprattutto le versioni "super-deformed" dei personaggi principali. Ho cercato di partire da questa base per man mano farla conciliare con il formato strip: non volevo che fosse un manga ridotto a quattro vignette. Fin da subito i miei personaggi non avevano una bocca, e gli occhi da soli han dovuto sobbarcarsi il compito di trasmettere l'emotività. Ho sempre adorato dare ordine e pulizia ad uno stile che apparentemente potesse sembrare più casuale, e in questo gli strumenti digitali mi hanno dato un grosso aiuto. Pennellate sì, ma definite e precise, con spigoli ben fatti e netti contrasti tra bianco e nero. Ellekappa è sempre stata un'artista che mi ha affascinato fin da piccolo: il suo è uno stile surreale e coloratissimo che 'spersonalizza' i personaggi dando molto risalto a quel che hanno da dire. E sono disegni belli da vedere, al di là del testo. Anche una certa ricerca della immobilità nelle vignette mi ha sempre affascinato, perché permette di dare risalto ai movimenti e ai cambi minimi che apporto. Inizialmente disegnavo i personaggi anche di fronte, o di tre quarti, ma ben presto ho optato per il solo profilo, per rendere il tutto meno confuso e focalizzare l'attenzione su ciò che cambia. Sotto questo punto di vista anche il colore gioca un ruolo importante: uso un paio di colori per striscia (ma lo stesso discorso vale quando uso solo il grigio), e il cambio di tonalità serve spesso per indicare un momento cruciale della battuta. Mi piace poi riempire le vignette di piccoli elementi assurdi, che si notano solo ad una seconda lettura e che contribuiscono a rendere il tutto un po' più surreale.

Spunti per la tua striscia?

La strip si intitola "Tinoshi" - come il mio soprannome. È vagamente autobiografica, nel senso che lo spunto iniziale per i vari personaggi deriva da alcuni miei amici d'infanzia, ma la striscia ha rapidamente preso vita propria e le situazioni sono un po' più surreali e ormai completamente slegate dalle persone che l'hanno ispirata. 

Parliamo della tecnica di disegno. Mi sembra di capire che non disegni su carta e realizzi tutto con la tavoletta grafica al computer.

Inizialmente facevo tutto su carta e ancora adesso, se non sono di fretta, realizzo le matite e poi le scansisco. Per motivi di tempistiche, di spazio, di trasferte e di quant'altro ho trovato che realizzare tutto al computer mi rende la vita più semplice senza contare che, come dicevo, ho trovato uno stile che difficilmente riuscirei a riprodurre in maniera totalmente analogica. Ho un grosso problema con il digitale: di fronte ad uno schermo bianco non riesco a capire le esatte proporzioni di quel che voglio fare, mentre su carta tutto è immediato. Da qui il discorso delle matite fatte in analogico. Quando però sono proprio di fretta o devo realizzare un sacco di strisce in poco tempo (o non sono a casa) il digitale è la mia unica salvezza. Inchiostrare su carta ha un fascino incredibile e spesso lo faccio per divertimento personale (e per tenermi in allenamento!) ma il prodotto finito comporterebbe comunque un sacco di passaggi in digitale (colorazione, lettering etc...) e ciò rende abbastanza fumosa l'idea stessa di "originale". Mi piacerebbe poter creare tutto su carta e poi semplicemente scansire ma non sarebbe così, quindi tanto vale...

Sei un grande divoratore di comic strip, quali sono gli autori e le strisce che più ti appassionano? Facciamo un breve giretto  prima tra quelle internazionali e poi dalle nostre parti.

Le strisce che mi appassionano e che seguo sono moltissime, ma per brevità cercherò di nominare solo quelle che credo mi abbiano fatto venire voglia di cimentarmi nel disegno in prima persona. Parlando di quelle internazionali è impossibile non nominare le 'solite' pietre miliari del genere: i miei preferiti tra quelle "tradizionali" sono senza dubbio i Peanuts di Schulz, Calvin & Hobbes di Watterson, B.C. di Johnny Hart, The Wizard Of Iz di Parker e dello stesso Hart, Hagar The Horrible di Dik Browne, Mutts di Patrick McDonnel. Tra le più recenti sicuramente Stephan Pastis e il suo Pearls Before Swine, Dilbert di Scott Adams, Rehabilitating Mr. Wiggles di Neil Swaab, Harley di Dan Thompson... Adoro Quino per tutto, davvero, ma tra tutte le cose meravigliose che ha fatto, Mafalda non è tra le mie preferite, lo ammetto. E nemmeno Garfield di Jim Davis, a dirla tutta. In campo italiano sicuramente Sturmtruppen e Cattivik di Bonvi, e poi Lupo Alberto di Silver e Nirvana di Totaro. E poi Enzo Scarton, Sauro Ciantini, Stefano Frassetto, tutti artisti che leggevo da più piccolo o più giovane e che mi han fatto venire voglia di cominciare (e continuare) a disegnare strisce. E mi rendo conto di dimenticarne moltissimi per strada già mentre scrivo...

Beh, se arrivi ad apprezzare una striscia brutta, sporca e cattiva come Mr. Wiggles lo stucchevole Garfield ti sarà indigesto.
Un’ultima domanda, mentre ti diamo il benvenuto qui su Balloons. Sei consapevole di esserti buttato su un genere di fumetto bellissimo, il più antico di tutti, quello che ha dato origine a tutto ma oggi un po’ abbandonato, trascurato e forse anche bistrattato?

Certamente, ma è sempre stato il mio genere preferito. La forza della strip è il saper raccontare una storia, anzi mille piccole storie in brevissimo tempo. Puoi leggerne una, dieci, cento, andare a ritroso, aprire un fumetto ad una pagina a caso e trovare tutto quello che ti serve per apprezzare la striscia e il suo autore. Mi sembra incredibile che, in un mondo 2.0 dove tutte queste caratteristiche la fanno da padrona, sia proprio la striscia ad essere un po' bistrattata e trascurata. Esistono alcune notevoli eccezioni, ma isolate o comunque poco presenti poi su "carta" e comunque nessuno di questi autori si riconosce come autore di strisce come genere a sé. Il fumetto sta cercando di elevarsi e proporsi come genere 'letterario' avvicinandosi, come complessità di temi e lunghezza, al libro. Non ho nulla contro questo fenomeno, ma tutto quello che non è graphic novel viene ridotto al rango di meme, da leggere una volta e poi buttare. Credo personalmente che sarebbe bello riscoprire invece la striscia come genere: nel frattempo continuo a leggerle e rileggerle con lo stesso piacere di quando, da bambino, coloravo di giallo la maglietta di Chalie Brown e pensavo che sarebbe stato bellissimo un giorno, se non fossi diventato un calciatore famoso o un pilota di robot atomici, fare anche io questo mestiere.

Accidenti, queste parole suonano proprio armoniche con la filosofia di Balloons. Bene, arruolato alla causa, ogni martedì Tinoshi su questo blog. Ben arrivato.
Ah, già, ma oggi è martedì, ecco la prima tavola:


Tinoshi


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Andrà tutto bene (e altre bugie)
Tinoshi
Manfont Comics, 2016
108 pagine, brossurato, bianco e nero – 10,00 €
ISBN: 8899587310

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