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Singloids dei Persichetti Bros


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Le crociate di Enzo Scarton


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domenica, febbraio 19, 2017

 

35mq di Stefano Frassetto

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sabato, febbraio 18, 2017

 

Singloids dei Persichetti Bros


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venerdì, febbraio 17, 2017

 

Il corsaro nero di Enzo Scarton


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mercoledì, febbraio 15, 2017

 

Tom & Ponsi di Pino Creanza


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lunedì, febbraio 13, 2017

 

Dieci anni di Balloons - Il tempo di Lido Contemori

Il tempo di Lido Contemori non ha malinconie. Eterno ragazzo ma anche saggio contemporaneo di tutte le epoche che ha attraversato. Un curriculum infinito di collaborazioni ma, come ci racconterà nell’intervista tra poco, si diverte oggi come ieri.  E in ogni suo disegno si nota la stessa forza di reinterpretare, lo stesso spirito. Per di più è un “wikipedia” ambulante, basta scegliere il titolo della conversazione. Provate a passeggiare con lui per l’amata Firenze: da ogni pietra nasce una storia. 
Qui ci racconterà molto sulla scena dell’illustrazione e del fumetto. Per i dieci anni di Balloons ci ha omaggiato di due tavole. Una spassosa striscia classica dove racconta la ribellione dei suoi personaggi al tempo. E poi, la trovate in coda alla conversazione, un’illustrazione onirica sempre sul tempo.







Caro Lido, tu sei sempre stato un un resistente al realismo descrittivo, è una definizione del tuo disegnare che mi piace molto. La tua vignetta sul tema del giorno, l’illustrazione che accompagnava l’articolo, deve dare qualcosa di più. Far pensare il lettore, fargli scoprire il lato surreale, impressionare, riflettere. Secondo te, e mi riferisco sia ai giornali su carta che a quelli sul web, questo di più del disegno satirico è qualcosa ancora di apprezzato e ricercato nelle redazioni?


È un bel  braccio di ferro. I giornalisti tendono a ridurre la satira  a commento vignettato sull'attualità e per giunta caricaturale (dev'essere quel tizio lì). Anche l'illustrazione è spesso intesa come puro abbellimento grafico, virtuoso arredamento visivo secondo i globalizzati e iperdigitalizzati canoni americani (uffa questi USA!). Cerco di fuggire da questi lacci  e finora non mi è andata malaccio, ho sempre disegnato e disegno illustrazioni (soprattutto) e vignette per chi mi lascia senza briglie e non mi mette in gabbia.  "Insalata, poco sale e ben oliata". Lo stesso con l'insalata grafica: l'olio della fantasia ci dev'essere per forza.


Sei passato con disinvoltura dai ciclostili e dazebao* del ’68 al Facebook del post doppio millennio. Come se niente fosse sempre a tuo agio. Ma quanto ti diverti ancora a disegnare con quelle tavole così ricche di minuti dettagli  e colori fantasmagorici? I mezzi di comunicazione sono cambiati ma hai mantenuto la tecnica artigianale, tutto realizzato a mano con tinte che sporcano la scrivania, giusto? O qualcosa è cambiato? [*NdR per i lettori più giovani, cercate su google che diavolo è un ciclostile o un dazebao, sarà divertente scoprire su quali calessi viaggiava la contestazione studentesca del ’68]



Negli anni ho imparato il minimo sindacale per colorare con le tecniche digitali se funziona meglio graficamente nella stampa finale. Però il disegno di partenza con la tavoletta proprio non mi viene. Ho una fantasmagorica Wacom bella grossa e direttamente disegnabile sopra, dunque che voglio di più? Voglio che mi diverto di più con il lapis e il pennino per la china, è ormai una forma di dipendenza, loro stanno lì sul tavolo e mi ipnotizzano: "Ehi bello, ricordati di noi, ne abbiamo fatte tante insieme!". Mi piace anche l'idea che il disegno su carta resta come oggetto vivo e vero nel tempo. E allora vai con l'acquarello e vai con le ecoline, strani inchiostri che non si trovano quasi più, forse le usiamo in due o tre in Italia, una minoranza da WWF. A proposito, ho deciso, vendesi tavolettona Wacom quasi mai usata.




Quindi hai un archivio enorme di originali. Hai in programma in futuro una bella mostra? O magari una raccolta?  Qualcosa che metta un punto a tutta questa tua storia? Punto s’intende provvisorio perché continuerai per anni. Se prepari per benino due crostini toscani per l’inaugurazione ci si viene volentieri [per i lettori meno al corrente: Lido ha una mano e una cultura in cucina quasi pari a quella che infonde nel disegno]. 

  

Sì, il vantaggio degli originali è di poter fare mostre colossali per gratificare l'Ego quando i visitatori si danno di gomito additandoti: "Quello lì è l'autore, accipicchia, ma ne ha fatta di roba!". Come qualche anno fa a Foiano (Arezzo): parecchie centinaia di disegni d'ogni sorta e dimensione e poi gigantografie, stendardi, manifestoni, cartoline, video e addirittura uno spettacolo teatrale dentro la mostra! Una cosa faraonica con- udite!- migliaia di visitatori, in un enorme, splendido palazzo antico del Comune durante il Carnevale che colà è evento assai rinomato e frequentatissimo. Dopo una cosa così si può andare in pensione. Sono i vantaggi della provincia, in città spazi così grandi e belli sono destinati solo a gente defunta da vari secoli. Un'altra personale bella grossa a cui sono affezionato fu curata da Dino Aloi a Moncalieri (Torino), con tanto di maxi catalogo/libro dal modesto titolo "Illustrare il mondo". Dunque la prossima deve chiamarsi "Illustrare l'universo e un po’ più là", ovviamente con una quantità di crostini in proporzione.




Parliamo un po’ di Buduàr, la rivista diffusa via web dove possiamo trovare i contributi tuoi e di altri ottimi autori. La trovo elegante, fascinosa, divertente, intelligente e un pizzico vintage. E ti confesso che mi piacerebbe molto di più rigiramela tra le mani e leggerla su carta, faccio un po’ fatica a seguire tutta una pubblicazione così sullo schermo. Ci racconti qualcosa di questa tua esperienza? Quanti lettori si raggiungono? Come campate per avere un minimo di introiti? Insomma, come la vedi? 



Buduàr ormai è grandicella, ha più di 4 anni, è crescita parecchio per quantità e qualità delle collaborazioni, dicono gli amatori che è il meglio del suo genere. Ha avuto anche medaglie al valore, come il Premio Satira a Forte dei Marmi. Ho sentito dire dal triumvirato del direttorio che i lettori sono davvero tanti (non so quanti di preciso) e veri appassionati, non curiosi di passaggio. Credo che si regga col meccanismo dei clic, come tipico prodotto online. Ogni mese esce puntuale con una quantità 
impressionante di pagine: il numero di dicembre ne ha 120! Da sempre c'è l'idea di farla di carta, per ora nessun editore ci si è buttato ma chissà? Come dice il buon Shakespeare, "noi siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni".



Buduar sta diventando quindi una rivista ben consolidata. Certo davvero che 120 pagine su uno schermo sono tante da leggere. 
Regalaci ora un po’ del tuo attento sguardo da osservatore del mondo dell’illustrazione e del fumetto. Cominciamo dall’illustrazione. Nell’ultimo decennio quali sono le tendenze e quali autori stanno emergendo o meritano? Ti ho messo l’alternativa perché magari alcuni meritano ma non emergono, o viceversa. 


Nel decennio le due grandi stelle che brillano da tanto nell'universo dell'illustrazione, Gipi e Lorenzo Mattotti hanno continuato autorevolmente a splendere. Mentre alcuni astri hanno consolidato la loro luce. Vediamo. Emiliano Ponzi, dal tratto rigoroso e surreale che unisce modernità a fascino vintage, è sbarcato in grandi giornali internazionali, soprattutto negli USA. Così come il più giovane Alessandro Gottardo (alias Shout) stilisticamente simile col suo segno essenziale e la raffinata ironia. La mia 
amica Marilena Nardi, gran maestra dell'acquarello con pennellata impetuosa ed espressionista dove la fantasia diventa satira. Infine due autori delle generazioni successive, uno giovane e l'altro giovanissimo che fanno cose assai belle: Roberto La Forgia dalla grafica modernissima stile neo-avanguardie e Federico Appel dal tratto ironico e surreale.
Ecco, a questo punto con tutti questi nomi 
ho scatenato di sicuro una corsa a Google. 



Abbiamo provveduto a inserire qualche link sui nomi per agevolare la vita ai nostri 25 lettori. Nel mondo del fumetto chi ti ha impressionato in questo ultimo decennio? Qualche striscia? 



Gipi e Zerocalcare hanno sfornato opere memorabili con un deciso procedimento di maturazione, un po' come i cuochi di talento che prima sono bravi in cucina e poi col tempo diventano grandissimi chef. Guardando fuori d' Italia lo stesso è avvenuto con Lewis Trondheim e Joann Sfar, adoro quel loro tratto un po'cattivello e un po' giocoso.
Nelle strisce per me c'è un solo vero nume nell'Olimpo: Liniers. Fantasia, 
umorismo intelligente, sorprese spiazzanti. Dalla prima raccolta di Macanudo (2004) a ora ha costruito un universo eccentrico formidabile. Ci trovo gli ingredienti dei grandi classici che preferisco in assoluto: Wizard of Id di Parker e Hart e Little Nemo di  McCay. Per restare a Buenos Aires, il giovane ex emergente Tute (Juan Matias Loiseau) nel decennio è emerso del tutto con lavori molto belli e personalissimi. Del resto è figlio d'arte, suo padre era il grande umorista Caloi (Carlos Loiseau), da noi molto meno conosciuto di Quino ma altrettanto bravo. Fra i giovani nostrani mi piace parecchio Hurricane (Ivan Manuppelli) con un sorprendente e stralunato piglio satirico underground, tipico delle sue coloratissime tavole a fumetti ma anche delle strisce che ora pubblica su Linus. Ecco, lo sapevo, dai e dai mi è venuta fuori una conferenza. Tutta colpa di Max che mi fa domande stuzzicanti.




Sono stupefatto dalla tua attenzione come osservatore anche sul fronte fumetti e mi metti nei guai perché non conoscevo Tute il figlio di Caloi. Ho cominciato a vedere un po’ di tavole sul web, mi piace molto e ora non avrò pace finché non mi procuro un paio delle sue raccolte. Ma soprattutto mi conforti molto su Liniers. Pensavo di essere l’unico pazzo dalle nostre parti a vederlo come il più grande della nostra epoca nel mondo delle strisce. Davvero incredibile come in Italia sia quasi ignorato da riviste, critica e di conseguenza dai lettori. 
Prendiamo spunto da Liniers e Tute per un’ultima riflessione. Le loro strisce sono popolarissime tra i lettori dell’area latina perché innanzitutto sono pubblicate sul quotidiano La Naciòn, che è come dire La Repubblica o Il Corriere da noi.  Gente come te o Frassetto deve invece rifugiarsi nel Canton Ticino per trovare spazio sulla stampa popolare (e qualcuno deve pur spiegarmi bene un giorno o l’altro perché quel piccolo pezzo di terra straniera con lingua italiana sia l’ultimo rifugio rimasto per gli illustratori, i vignettisti e gli autori di strisce nostrani).  A parte qualche eccezione su Repubblica con Gipi o Zerocalcare (vedi le bellissime tavole aggiunte a Kobane Calling in un inserto domenicale), sulla nostra stampa appaiono solo vignette di satira, di qualità spesso misera. Eppure oggi il quotidiano proprio perché più lento rispetto al tambureggiare delle notizie sul web dovrebbe aprirsi , in teoria, di più alla riflessione, anche a quella disegnata per far vedere il mondo con occhi diversi. Tu come la vedi? Che speranze abbiamo? 



L'epoca d'oro della carta stampata da noi va dagli anni '70 ai '90, quando fumetti e illustrazioni si pubblicavano ovunque, dalle fanzine underground, ai settimanali, ai grandi quotidiani. Altri tempi, altri lettori, altra editoria, tutto durava più a lungo, comprese le idee. Ho avuto la fortuna di starci dentro, anche se forse con troppo entusiasmo, troppa frenetica quantità, oggi starei più attento alla qualità. Il nuovo millennio ci ha portato la crisi economica e internet. Una coppia per paradosso importata, come il fumetto, dall'America e che in tandem briga per affossare la carta. Per il tipico lettore web pagare per leggere è un'eresia, tutto ha da essere gratis, open source. E' il consumo veloce di tanti piccoli snack visivi, disegni compresi. Troppa roba dove è quasi impossibile distinguere i Tute e i Liniers nella massa alluvionale del fast food delle immagini. Però secondo me il bicchiere è mezzo pieno: ovviamente la carta non morirà, si specializzerà. Nella versione online del giornale il veloce flusso delle notizie, nella versione in edicola la riflessione quasi da settimanale con spazi dove il disegno conterà. I settimanali e mensili con cui collaboro già sono così. Dunque niente nostalgia da come eravamo, il lavoro di oggi è diverso ma mi piace come quello di ieri. Fino a che ci saranno ecoline nei negozi di belle arti e male che vada le troverò online.







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domenica, febbraio 12, 2017

 

35mq di Stefano Frassetto

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mercoledì, gennaio 25, 2017

 

Dieci anni di Balloons _ Il tempo di Giuseppe Scapigliati

È il tempo di Giuseppe Scapigliati. E il suo è lentissimo, oltre ogni immaginazione. Non per nulla il protagonista della sua attuale serie è un bradipo. Strappargli le parole per l’intervista che segue è stato un’impresa. Fai una domanda e risponde dopo due settimane. 
Giuseppe Scapigliati è la dilatazione incarnata del tempo. Un eterno ragazzo perché solo chi mostra questo spregio del passare delle ore, dei giorni, delle settimane ha davanti a se un tempo infinito. 
Con lui abbiamo fondato Balloons dieci anni fa. È stata una sua illuminazione. Ama le comic strip alla follia, per lui il fumetto”l’è quello”, ci siamo intesi in un secondo. Per poi fare le cose con calma, molta calma. In decenni. 
Giuseppe ha iniziato con il Mago, rivista storica del fumetto nel secolo scorso. Poi come autore si è stufato delle matite, ha sperimentato con una striscia deliziosa come Vincenzina, tutta realizzata con forme al computer e soprattutto silente, senza parole. Così tutti avrebbero potuto capirla e lui non avrebbe fatto fatica a tirarle fuori, le detestate parole. Poi anche Vincenzina è diventata tanto ed è passato a Bradi Pit, dove il disegno non cambia che in pochi particolari, e non sempre, da un quadro all’altro. 
Con la tavola che ci ha inviato prende in giro tutti, il suo intervistatore in primis. Il resto ce lo racconta nell’intervista che segue (ma raccontare è una parola molto grossa in questo caso)





Ma tu che con il bradipo sei il cantore disegnante della lentezza, quanto sono stati lenti questi dieci anni? O forse troppo veloci? Cosa è cambiato nel tuo mondo di appassionato di strisce?


Da bradipo potrei dirti che 10 anni dalla fatidica chiamata intercorsa tra noi e culminata con: "...mettiamo su un blog", sono volati. Cos'è cambiato... cambiato... boh!? Per quanto riguarda la mia produzione di fumetti sono successe tante cose più o meno tutte belle e impensabili prima, se invece ti riferisci alla mia collezione di strip originali preferisco non parlarne, sono in bolletta e scalpito per saziare la mia "bramosia".


E invece vorrei proprio iniziare dalla tua parte di amore romantico per le antiche comic strip, quello che ti ha fatto diventare forse il più grande collezionista di originali in Italia. 


Non credo proprio di essere un grande collezionista. Penso che la mia collezione si distingua dalle altre perché consta circa 600 autori, il che la rende una bella panoramica sulla produzione mondiale delle strip umoristiche.





Che fine ha fatto il tuo sogno di un piccolo Museo esposizione permanente delle comic strip? 
  

Per quanto riguarda il progetto "piccolo museo della strip a Bibbiena", per motivi di sicurezza pubblica, preferirei sorvolare. 




Come va il mercato delle strisce originali oggi? 




Mi pare florido. Agli stand dedicati vedo avvicinarsi molta gente nuova, anche molti giovani. La sola nota negativa è che ciò fa alzare sempre di più i prezzi… maledetti! 




Nell’era della riproducibilità e delle nuove strisce disegnate con tablet e altri ausili informatici - in molti casi non esiste un vero proprio originale come una volta - quale è il senso oggi della ricerca di un originale?


Vero! Oramai tantissimi autori lavorano con il computer, vorrà dire che i collezionisti acquisteranno computer originali degli autori firmati e con autentica (ma che risposte do?!).




Con Vincenzina e Bradi Pit poi hai praticamente abbandonato tu stesso la carta e la matita. Eppure sei un estimatore anche delle sbavature negli originali. Non ti manca ogni tanto la naturalezza del tratto su carta? 


Ogni tanto mi manca ma vuoi mettere con “l'inestimabilmente pigroso copia e incolla"?!




Che fine ha fatto Vincenzina, in quale angolo del cuore l’hai abbandonata? Poteva diventare un star internazionale, lei che silente in una striscia con soli rumori onomatopeici del fumetto avrebbe potuto farsi capire in qualsiasi parte della Via Lattea.


Sento il suo nome e piango. No, non l'ho abbandonata,  è solo che ho poco e mal distribuito tempo e ora ho voglia di fare Bradi Pit. Mi rilassa.




Bradi Pit è il futuro? Lui è la ribellione ai tempi moderni troppo veloci?




Il messaggio vorrebbe essere proprio quello. Se ci dicono di correre allora "la vera rivoluzione sarà rallentare". Mi piace pensarla così, sono un inveterato nostalgico che cerca o sogna di non mollare. 





Le tue ultime raccolte sia di Bradi Pit che di Vincenzina sono luccicanti per la splendida grafica. Questo è il futuro delle comic strip? Piccole raccolte in edizioni curatissime per una nicchia di appassionati irriducibili, quelli che pensano che “Il fumetto è quello”?  


Quest'anno a Lucca Comics ero ospite allo stand di SlowComix (colgo l'occasione per ringraziare Anna e Alessio) alla Self Area dove ci sono le autoproduzioni e devo dire che c'erano delle proposte editoriali veramente innovative, belle e molto ben curate. Il futuro del fumetto è sicuramente quello che trovi lì alla Self Area.




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